PREMIO PIEVE 2025

1945-1925 Il ritorno della memoria

Viviamo in un tempo in cui la metà degli elettori non esercita più il diritto di voto. In cui il bilanciamento dei poteri all’interno dello Stato è visto come un intralcio. In cui la prospettiva di volare su Marte e colonizzare lo Spazio ha più valore di portare la pace a un popolo in guerra, impedire a un migrante di morire in mare, curare un malato indigente, un minore o un anziano non autosufficiente. Ma abbiamo già conosciuto un’epoca in cui la maggioranza della popolazione si ribellava all’ordine, la volontà fulminea e violenta di pochi prendeva il sopravvento sulle incertezze dei molti, la fascinazione verso la velocità e il futuro ci facevano dimenticare la solidarietà e il mutuo soccorso. È successo a partire da un secolo fa, quando la maggioranza degli italiani ha scelto il fascismo e ci sono voluti vent’anni per tornare liberi, a prezzo di una guerra mondiale e di una guerra civile.

A ottant’anni di distanza abbiamo festeggiato quel giorno luminoso, il 25 aprile 1945, quando grazie all’insurrezione partigiana e alla marcia delle truppe alleate è avvenuta la Liberazione del Nord Italia dall’occupazione nazifascista e si è aperta la stagione della rinascita per un’Italia finalmente democratica e repubblicana. Anche se oggi guardiamo a quell’anniversario con sguardo preoccupato, perché troppe similitudini ci ricordano i peggiori passaggi delle pagine più nere della nostra storia. “La fine della storia” s’intitola il celebre e discusso saggio di filosofia politica scritto da Francis Fukuyama nel 1992, dopo la caduta dell’Unione Sovietica. “La storia è tornata” hanno ribattuto in molti dopo l’invasione della Russia in Ucraina trent’anni dopo.

Noi invece invochiamo “il ritorno della memoria”: per quanti a differenza di noi in questi anni se ne fossero allontanati, per quanti avessero imboccato ingannevoli scorciatoie alla ricerca di una soluzione ai mali del nostro tempo, per quanti avessero dimenticato l’abisso in cui siamo sprofondati un secolo fa e quale sia il sapore della libertà riconquistata. Venite o tornate a trovarci. Ci sono alcune migliaia di diari, alcune centinaia di migliaia di pagine sugli scaffali dell’Archivio dei diari che vi aiuteranno a recuperare la memoria e vi sapranno guidare nelle scelte difficili del tempo che ci aspetta.

1945-1925 I diari raccontano

Maria Rachele Ciccarelli
25-26 aprile 1945. Giornate che nella vita non si dimenticano. La liberazione di Milano e tutta la valle padana a mezzo dei Patriotti italiani e specialmente dei Garibaldini. La fine dei fascisti nazisti è venuta. A Milano i Repubblicani non hanno fatto nessuna resistenza, eccetto in certi punti la fanno ancora. Liberi. Cosa vuol dire per noi liberi. Mi sembra impossibile. Non più la carogna repubblicana alle coste. Anche qui in sanatorio è avvenuta la liberazione. Tutti coloro che facevano del male ai nostri dottori sono stati arrestati. Che orgoglio vedere quei bravi ragazzi forti e coraggiosi. Non ho parole per esprimere la mia felicità, forse domani cercherò.

Antal Mazzotti
25 aprile (mercoledì). È un giorno decisivo di cui si comprenderà meglio in avanti significato e spessore. Intanto godiamo insieme il tripudio, l’esplosione di vitalità risalente dal profondo e quasi incredibile con quella fame mai saziata del tutto, la scoperta inebriante della libertà non più condizionata e ambigua come quella del 25 luglio, il sentimento di una nuova fraternità e dell’appartenenza a una comunità, quasi in una nuova fede, il gusto della politica, del poter parlare a voce alta con chiunque senza guardarsi dattorno. Un ritorno alla vita. Ognuno è fatto spettacolo all’altro, come su un immenso teatro. E poi la bellezza del riprendere le fila dell’avvenire, i progetti, senza più l’incubo della guerra.

Margherita Ianelli
Sola con le bestie, incurante di quello che stava succedendo, io piansi a lungo, ma dopo mi ritrovai sollevata, anzi sentivo che dovevo farmi forza e pensai: “Tutto quello che è successo fa parte della guerra, con schianti di cannonate, pallottole che mi sono passate accanto alle orecchie, nonostante a tutto sono sana e salva anzi siamo salvi tutta la famiglia il resto conta poco”.

Mario Tutino
Ma quando entrando in Viale Piave 5 annuncio risolutamente: “Tutto è finito, si stanno trasferendo i poteri al Comitato di Liberazione Nazionale”, esplode un grido irrefrenabile, i pochi presenti si precipitano, chi in strada, chi su per le scale a informare i parenti, a informare i vicini. La vera scia di polvere, il subìto incendio; in un attimo tutta la strada, tutto il rione è in subbuglio.

Severina Rossi
Intravidi appena i miei genitori. Sul cancello del cortile, gli amici del rione Cappuccini, avevano issato rudimentali bandiere di carta rosse, su lunghi bastoni, che sventolavano un po’ goffe ma significative, tra scritte di benvenuto e di evviva. Il mio nome era scritto ovunque e io mi vergognavo per timidezza. Ci fermammo in piazza Garibaldi e poi a S. Siro, ove persi di vista tutti i miei compagni di sventura senza poterli salutare perché tolta di peso, trascinata e portata in spalla, contesa da tutti, da gente che conoscevo e da gente che non conoscevo, gente che mi baciava, gente che mi chiedeva, gente che mi ringraziava.

Ennio Nozza
Tutte le case fecero a gara ad organizzare nei cortili, feste danzanti all’aperto, festoni colorati venivano stesi tra i balconi e le ringhiere, palloncini colorati veneziani, quelli con dentro la candela erano appesi alle finestre, bandiere rosse e tricolori messe dappertutto. Noi ragazzini venivamo ingaggiati a suon di gazzose e caramelle a fare funzionare grammofoni e cambiare i dischi.

Folgore Vella
E vennero finalmente le giornate convulse e inebrianti della lotta a viso aperto e della ritrovata libertà. Sono in attesa da alcuni minuti, quando una furiosa sparatoria scoppia nei pressi. L’aria è piena di spari e del sinistro ronzio dei proiettili. Mi appiattisco sul fianco della scalinata d’accesso al Palazzo di Giustizia e apro il fuoco anch’io. Lo scontro dura a lungo. Poi un autocarro di partigiani armato di una mitragliatrice viene in nostro soccorso: alcune raffiche ben dirette mettono a tacere i cecchini. Trascorrono pochi istanti e dalle macerie si alza un uomo, le mani in alto, che, incespicando, avanza lentamente verso di noi. Io e gli altri partigiani gli corriamo incontro. Quando gli siamo vicini, ci troviamo di fronte ad un ragazzo, forse nemmeno quattordicenne, ferito alla spalla sinistra, la divisa fascista sporca di sangue. Lo sciagurato, terreo, tremante di paura, piange. Dalle finestre di case vicine voci di donna urlano: “A morte! A morte! Fucilatelo!”. Noi invece ci guardiamo l’un l’altro poi, interpretando il pensiero di tutti, dico: “È appena un ragazzino. Lasciamolo vivere”. Gli stringiamo una cinghia attorno alla spalla ferita, fermiamo un’autoambulanza di passaggio e ve lo spingiamo dentro.

Magda Ceccarelli De Grada
24 Aprile 1945 (sera). C’è un’aria di festa, una strana euforia sui visi delle persone, nei gesti, nel passo. Nulla è detto e tutto è sottinteso. En. mi comunica la strabiliante notizia che l’accordo fra i tedeschi e il comitato di liberazione sta per essere firmato: la città non sarà toccata. Uscire dalla guerra così, senza agitazioni telluriche, senza bombardamenti gravi, senza spargimenti di sangue! Mi pare troppo bello e troppo facile! Ritrovare i miei figli. Vedere il piccolino: baciarlo. Smettere di nascondersi e di mendicare alloggi! Liberare i nostri ragazzi da S. Vittore. È troppo bello e anche troppo triste, senza la vicinanza delle persone amate. Mi sento esaltata e depressa.

Elsa Pelizzari
Aprono la porta e mi ordinano di salire sull’ultimo camion. Ho la conferma che per me è la fine. Mi portano in Germania o mi fucilano. L’autista dell’automezzo è un uomo anziano dai capelli bianchi tagliati a spazzola. Ha il viso stanco, mi ricorda mio padre. Gli dico che mio padre aveva i capelli come i suoi e che è morto. Il tedesco mi guarda, nei suoi occhi non c’è il rancore, penso di impietosirlo. Ed anche a lui dico di essere stata costretta dai partigiani a svolgere quell’incarico. Mi chiede gli anni e mi risponde “anche io ho una figlia della tua età”. Così parliamo per circa un’ora, il tempo perché la colonna ritiri le mitraglie poste ai crocevia, poi la colonna si mette in marcia. Il tedesco è al volante, lascia che il penultimo camion dell’autocolonna parta, ritarda di qualche attimo e, giunto alla prima curva, mi dice “Raus, Raus, svelta, svelta” e mi fa cenno di scendere. Non credo alle mie orecchie, con un balzo sono a terra e, presa la via della campagna e correndo a perdifiato, raggiungo i partigiani che avendomi creduta morta, avendo sentito la raffica, mi accolgono festosamente.

Saverio Tutino
14 maggio 1945. Quello che ci appare più grave è il doverci lasciare – da compagno a compagno di una lotta severa e dolce al tempo stesso – e subito ce ne mostriamo costernati addirittura. Siamo commossi: il risultato ci pare enorme, ci stupisce perfino. Siamo capaci di un’emozione simile al nodo nella gola dei bambini, tanto siamo cambiati in quel mondo che ci siamo fatti da noi, senza accorgercene.
Ricordo la severità di certe riunioni del comando, in una casa qualunque, per scegliere altri quadri, sviluppare quelli già esistenti: un atto creativo, specchio di una morale, la scelta, l’eliminazione successiva, le cure necessarie, tutto si svolgeva in quell’atmosfera nitida di innocenza.
Chiedevamo al destino lotta e sacrificio, e chiedevamo anche l’onestà, senza paura di fingere.
Da questa atmosfera si sono creati degli uomini che dicono – loro stessi – di sentirsi maturi, temprati nello spirito.
Ho già sentito ripetere da tre o quattro, questa frase: “…io mi sono fatto una coscienza…”
Dirlo così, – semplicemente – senza tono da intervista, ma solo coll’esigenza di sincerità e di apertura che ha l’annuncio di una cosa lieta, è la prova più bella della verità. Così come quel pianto: il primo giorno di festa, per noi, – passando col camion attraverso il “nostro” paese – mentre ci buttavano fiori dalle finestre, dalla strada e tutti gridavano e applaudivano pieni di entusiasmo, stavo ridendo e forse gridavo anch’io, quando mi volsi e vidi Lalli e Fanfulla, fermi, stretti l’uno all’altro sul sedile, che piangevano e subito anch’io mi misi a piangere.
La cosa più grave è proprio quella del doverci lasciare: Bologna, Torino, Milano ci divideranno. Siamo tutti giovani sui vent’anni: dai diciannove ai ventidue, ventitré. Ci pare strano che qualcuno, forse, non ci prenda sul serio completamente. Non tutti capiscono come rende l’uomo serio e maturo, il vedere altri giovani morti e straziati, il combattere contro tutte le avversità, fisicamente, sì, ma sostenuti dalla ragione; il giudicare della vita o della morte di altri uomini colpevoli di delitti; non tutti lo possono capire subito. E noi abbiamo una grande paura: quella di affogare di nuovo nelle banalità di prima. Per questo ho detto: la cosa più grave è proprio quella del doverci lasciare.

Carla Persico 
15 dicembre 1950. Comprendo le responsabilità che tu senti per quanto ti vedi invaso, in maniera un po’ eccessiva, dalla psicosi bellica: così son tutti gli Americani? Da noi c’è più serenità, non so perché. Tutti seguirono invece, intensamente, il periodo di fine novembre, quando Truman minacciò di bomba atomica, fu terribile per noi. Comprendemmo tutti l’estrema gravità del fatto e una volta tanto auspicammo l’intervento dell’Inghilterra perché un po’ di calma fosse fatta. Ma poi, a volte, guardiamo il nostro bel cielo, attingiamo alla nostra saggezza millenaria… e facciamo un po’ di filosofia. Cerchiamo di non diventare nevrastenici come sono ora gli Americani. Abbiamo ormai compreso quasi tutti le intenzioni della Russia: la temiamo ma sentiamo, forse scioccamente, che ancora non si muoverà e che, comunque, preferirà ancora per vario tempo, che altri [popoli] si facciano squartare per lei. Le 700 bombe atomiche degli U.S.A. ancora la spaventano e, come una saggia formica, preferisce accumularne delle altre e fare agire le quinte colonne – vedremo – in questi giorni che sarà: è un momento di punta, questo perché se non si muove mentre si decide il riarmo della Germania, è segno che ancora non può – e – che minaccia, per ora, a vuoto. Ancora non sappiamo: certo le cose vanno molto male – ma la difesa dell’Europa, anche se lentamente, fa dei passi avanti: e quindi è sempre meglio ieri che domani perché anche le sonnacchiose talpe finiscono con lo svegliarsi e cercare di agguerrirsi se attaccate. Noi vediamo questa mobilitazione americana con terrore – perché le armi ci fanno terrore – ma come un inevitabile male che forse potrebbe dar bene. Abbiamo ormai compreso che le discussioni sono pressoché inutili, se non si fa, bubù, con un fucile dietro la schiena! Non pensi anche tu così? Il movimento a sinistra è rispettabilissimo, e avviene davvero nell’ordine delle cose, ma non pensi che la maniera con cui russi ed amici partecipano alle conversazioni internazionali, sia spiacevole e poco onesta?

Nancy Azab 
Viviamo nell’era degli iperconnessi. Abbiamo accesso ad ogni tipo di informazione, eppure davanti ad immagini di guerra o persone che muoiono di fame ci indigniamo in fretta ma in fretta torniamo indifferenti.

Elona Aliko 
Odessa, 20 maggio 2023. Mentre guardo la “casa-rifugio-antiatomico” non riesco a non pensare ai tantissimi volti dei militari che ho visto in questi mesi. Alle numerose trincee che non avrei mai pensato di vedere in vita mia. Una volta sono andata a vedere le trincee della prima guerra mondiale, in provincia di Bergamo, e quando ero là cercavo di immaginarle piene di soldati. Ma non riuscivo, o forse non volevo, perché appartenevano alla storia del passato. Molto lontana ormai. Qua le trincee sono il presente. Ora. E sono abitate da uomini e donne che potrebbero essere i miei figli, fratelli e sorelle. La violenza che si trovano a subire e vivere quotidianamente porterà in loro cicatrici che non guariranno mai. E non potranno mai essere gli stessi dopo aver combattuto, non potranno mai dimenticare l’orrore che hanno fatto e subìto, non potranno mai riprendersi. Non so cosa significa vivere tutto ciò ma so solo che quando guardo i loro volti così giovani una tenaglia mi attorciglia lo stomaco e il cuore. E penso che se fossi madre non permetterei in nessun modo a mio figlio o mia figlia di andare a combattere. Non permetterei a loro di vivere una simile violenza.
La guerra genera odio, tantissimo odio. Ed è forse questo che mi terrorizza di più. L’odio si insinua nelle persone senza rumore, ha la vista acuta del cecchino, è maestro del contrasto tra sangue rosso e neve bianca, si annida nei cuori silenziosamente.
Ho visto persone con tanti segni nel viso, ma anche con tanti sogni negli occhi.
Quanti di loro sopravviveranno per dare vita ai loro sogni?

Liry
Non ho sogni ma desidero solo di vivere in un mondo migliore e senza guerre. Quest’ultima frase può sembrare il desiderio di un bambino ma nel 2023 è il desiderio di tutti noi, nessuno escluso. Anche chi ha vissuto una vita agiata ha bisogno d’amore e di pace.

Giuria

Guido Barbieri / Camillo Brezzi / Natalia Cangi / Gabriella D’Ina / Luca Fromenton / Patrizia Gabrielli / Paola Gallo / Antonio Gibelli / Roberta Marchetti / Melania G. Mazzucco / Annalena Monetti / Maria Rita Parsi / Stefano Pivato / Sara Ragusa  

Commissione di lettura

Antonella Brandizzi, Natalia Cangi (presidente), Ivana Del Siena, Carlo Fabbri, Patrizia Dindelli, Elisabetta Gaburri, Rosanna Innocenti, Valeria Landucci, Antonio Magiotti, Giulia Mori, Luisa Oelker, Giada Poggini, Maria Zucchi

Finalisti

Vittorio Binotto e Bernardina Casarin
Eduardo Renato Caianiello e Carla Persico
Chiara Castellani
Francesca Ingoglia
Arnaldo Manni
Debora Pietrarelli
Ricciardo Vaghetti
Tito Zampa

Collaborazioni

Il Premio Pieve è ormai consolidato come luogo d’incontro per le comunità che gravitano intorno all’Archivio dei diari e che hanno nelle giornate di settembre l’occasione di confrontarsi e pianificare nuove prospettive. Anche in questa edizione ospitiamo eventi riservati ai gruppi di lettura e alle autrici e agli autori di DiMMi. L’Asilo Umberto I ospiterà per la prima volta un laboratorio artistico di Elena Merendelli riservato a studentesse e studenti e, in anteprima per tutto il pubblico del Premio, il podcast realizzato da Marco Stefanelli con una classe del Liceo “Piero della Francesca” di Arezzo.

Le autrici e gli autori di DiMMi

DiMMi – Diari Multimediali Migranti, progetto nato nel 2012 su volontà di Regione Toscana ha dato vita all’omonimo concorso, giunto nel 2025 alla sua 10a edizione. Per tutti noi però DiMMi è ormai molto più di un concorso o di un progetto. DiMMi è soprattutto relazione e comunità. Relazione tra persone che riconoscono il narrare di sé e l’ascolto dell’altro come strumenti civici di costruzione quotidiana di una identità comunitaria che sia realmente rispettosa, porosa ed evolutiva. Il Premio Pieve 2025 ripete l’esperienza sperimentata nella precedente edizione, riservando uno specifico spazio di dialogo e confronto dedicato al cuore pulsante della comunità DiMMi: le autrici e gli autori.

Gruppi locali di DiMMi

Il processo del narrare è sempre imprescindibilmente legato a quello dell’ascolto. Per questo un’altra comunità fondamentale è rappresentata dalle lettrici e dai lettori che compongono i gruppi territoriali impegnati nella prima fase di selezione delle testimonianze ammesse al concorso DiMMi. Gruppi in costante aumento che sperimentano le potenzialità civiche e comunitarie dell’ascolto dell’altro in contesti eterogenei geograficamente e non solo. Come già avvenuto nel 2024, anche quest’anno il Premio Pieve riserva uno spazio di condivisione e confronto ai membri rappresentanti i 42 gruppi territoriali attivi su tutto il territorio nazionale.

Genio e Innovazione al Femminile: voci di cambiamento dalla Toscana
Una storia ascoltata. Una storia che risuona. Una storia che diventa altre voci

Cosa succede quando una testimonianza autobiografica diventa il cuore pulsante di un laboratorio scolastico? Quando una storia personale attraversa una classe, la scuote, la ispira e genera nuove parole, nuove voci?
Per una settimana, una classe del Liceo “Piero della Francesca” di Arezzo ha lavorato con l’Archivio diaristico nazionale e l’autore radiofonico indipendente Marco Stefanelli alla creazione di un podcast, partendo da una testimonianza del fondo DiMMi – Diari Multimediali Migranti. Un’esperienza di ascolto e narrazione collettiva che ha unito tecnica e sensibilità, identità e relazione, microfoni, voci e silenzi. Il progetto è nato nell’ambito della Festa della Toscana 2024 e si intreccia con W4F – Women for Future, progetto europeo che promuove la partecipazione attiva e il protagonismo delle giovani generazioni sui temi della parità di genere e dell’innovazione sociale.
Ne è nato un racconto audio che restituisce la forza della memoria come leva per comprendere sé stessi, gli altri e il mondo. Un viaggio intimo e collettivo, in cui ragazze e ragazzi hanno imparato che ogni storia – se ascoltata davvero – può aprire uno spazio di cambiamento.

Laboratorio d’artista con Elena Merendelli

Protagonista delle esposizioni che hanno caratterizzato le ultime edizioni del Premio Pieve, l’artista Elena Merendelli offre al pubblico la possibilità di partecipare a un laboratorio di pittura artistica su tessuto sviluppato a partire dalle suggestioni suscitate da uno dei diari conservati dall’Archivio: “La guerra d’Etiopia negli occhi di un artista”. L’autore, Valente Assenza, accompagna le 237 pagine di testo scritto in corsivo con un gran numero di disegni a inchiostro acquarellato, china e carboncino.

Evento su prenotazione riservato a studentesse e studenti

Programma

Palazzo Pretorio

da giovedì 18 settembre

Esposizioni

Durante le giornate del Premio Pieve il Piccolo museo del diario è visitabile gratuitamente con prenotazione obbligatoria.

Palazzo Pretorio

da giovedì 18 settembre

ph. Luigi Burroni
i manoscritti pervenuti al Premio Pieve Saverio Tutino a cura di Cristina Cangi
inaugurazione mostra venerdì 19 settembre ore 9.30

Esposizioni

Ogni scrittura è preziosa, in qualunque forma si manifesti. Ma le scritture a mano o quelle battute a macchina hanno un fascino particolare e ogni volta che un originale viene depositato all’Archivio dei diari, chi si occupa di riceverlo prova un’emozione senza pari. Un privilegio che nei giorni del Premio Pieve viene offerto anche al pubblico della manifestazione, grazie all’allestimento della mostra “Il tesoro dell’Archivio”, che espone sotto teche di vetro gli scritti più affascinanti giunti nel corso dell’ultimo anno.

Logge del Grano

da giovedì 18 settembre

ph. Luigi Burroni
a cura di Pietro Battistella, Giovanni Cocco, Lorenzo Marcolin, Marina Marin, Maria Virginia Moratti, Mihaela Šuman, Fausto Tormen
inaugurazione mostra venerdì 19 settembre ore 9.30

Esposizioni

Il progetto “disegnami” accompagna, per il settimo anno consecutivo, la raccolta di diari di migranti DiMMi rielaborandoli attraverso un racconto disegnato. Disegnare queste storie vuol dire prima di tutto aprirsi all’ascolto, sforzarsi di comprenderle e infine donare a esse una nuova “vita” fatta di immagini. È l’impegno di cui si sono fatti carico i sette disegnatori che quest’anno le illustrano.

Asilo Umberto I

da giovedì 18 settembre

Ph. Luigi Burroni
luogo di contemplazione e ascolto ma, ancor di più, luogo di incontro e dialogo
con mostre, performance, incontri, podcast

Esposizioni

Un luogo nel centro di Pieve carico di memoria, dove sono passate generazioni di bambini, che è stato rifugio al rientro dallo sfollamento del 1944 quando il paese era completamente distrutto, che è diventato luogo di aggregazione e che presto si trasformerà in nuova casa per l’Archivio e il suo museo, candidandosi a cambiare il volto della Città del diario. Contenitore di iniziative artistiche e luogo di incontro anche in questa edizione, l’Asilo Umberto I è uno dei cuori pulsanti del Premio Pieve.

Asilo Umberto I

da giovedì 18 settembre

MaxFish, 25 aprile - stampa caratteri mobili su carta, 2024
opere di Max Fish, SOFUA, Sandra Stocchi
a cura di Matilde Puleo
inaugurazione mostra giovedì 18 settembre ore 19.30

Esposizioni

Mostra di arte contemporanea – curata da Matilde Puleo – che indaga la memoria come gesto che ritorna, come forma che si riattiva nel presente, nel corpo, nello spazio. Tre artisti (Max Fish, SOFUA, Sandra Stocchi), tre linguaggi, tre direzioni e un workshop sull’affascinante diario di Valente Assenza, tenuto da Elena Merendelli. Tutti artisti chiamati ad esplorare una diversa dimensione del ricordo, della testimonianza collettiva, del rito personale e della tensione percettiva.

Asilo Umberto I

da giovedì 18 settembre

ph. Luigi Burroni
Evento su prenotazione riservato a studentesse e studenti

Esposizioni

Protagonista delle esposizioni che hanno caratterizzato le ultime edizione del Premio Pieve, l’artista Elena Merendelli offre al pubblico la possibilità di partecipare a un laboratorio di pittura artistica su tessuto sviluppato a partire dalle suggestioni suscitate da uno dei diari conservati dall’Archivio: “La guerra d’Etiopia negli occhi di un artista”. L’autore, Valente Assenza, accompagna le 237 pagine di testo scritto in corsivo con un gran numero di disegni a inchiostro acquarellato, china e carboncino.
ph. Luigi Burroni
Una storia ascoltata. Una storia che risuona. Una storia che diventa altre voci

Podcast

Cosa succede quando una testimonianza autobiografica diventa il cuore pulsante di un laboratorio scolastico? Per una settimana, una classe del Liceo “Piero della Francesca” di Arezzo ha lavorato con l’Archivio diaristico nazionale e l’autore radiofonico indipendente Marco Stefanelli alla creazione di un podcast, ne è nato un racconto audio che restituisce la forza della memoria come leva per comprendere sé stessi, gli altri e il mondo.

Orto delle Pierguidi - Via Roma 42

giovedì 18 settembre ore 16.30

Ph. Luigi Burroni
incontro con Silvana Baldini, Diego Dalla Ragione e Stefano Silvestri
coordina Giacomo Benedetti

Progetti e racconti

Il Premio Pieve si apre con un ricordo di Grazia Cappelletti, indimenticata anima dell’Archivio dei diari e un progetto, I muri parlano, percorso urbano di memoria che, attraverso le parole autentiche di testimoni del 1944, vuol restituire a Pieve Santo Stefano la sua identità cancellata dalla furia della guerra. L’appuntamento è in un luogo inedito per le giornate del Premio, l’Orto delle Pierguidi.

Asilo Umberto I

giovedì 18 settembre ore 17.30

ph. Luigi Burroni
di Bianca Levi Zagari
Forum Editrice Universitaria Udinese, 2025
autografie/8
incontro con Camillo Brezzi, Flavia Nardelli e Lucio Levi Zagari

Diari che diventano libri

Il racconto di una famiglia napoletana in fuga dalla guerra. Il rifugio sicuro in Abruzzo in un piccolo paese della Val di Sangro si rivela una trappola mortale. Con grande determinazione e capacità di adattamento Bianca e il marito portano in salvo i figli. In uno dei luoghi più amati del Premio Pieve, che diventerà nuova casa per l’Archivio e il suo museo, l’incontro di presentazione del numero 8 della collana Autografie, seguito dall’appuntamento “Tra voci di carta” curato dalla Compagnia Mario Perrotta.

Asilo Umberto I

giovedì 18 settembre ore 18.30 e sabato 20 settembre ore 12.30 e 15.00

Ph. Luigi Burroni
con Paola Roscioli

Performance

Un appuntamento che per le giornate del Premio esce dagli spazi del Piccolo museo del diario per il quale è stato ideato. Tre voci di donne emblematiche di tre diverse epoche, tre battaglie memorabili per la sopravvivenza e l’affrancamento della propria identità, affidate all’interpretazione di Paola Roscioli nella cornice dell’Asilo Umberto I.

Campo alla Fiera

giovedì 18 settembre ore 21.45

Ph. Marco Parollo
di e con Marco Baliani
organizzazione e promozione Ilenia Carrone
produzione Casa degli Alfieri

prenotazione consigliata ingresso libero fino a esaurimento posti

Teatro

Marco Baliani torna al Premio Pieve e si confronta – in un “un dialogare che è anche un duellare” – con Pier Paolo Pasolini, portando in scena contrasti e contraddizioni di uno dei nostri più grandi intellettuali, il cui sguardo sulle “cose” del mondo sarebbe oggi più che mai necessario.

Piazza Plinio Pellegrini

venerdì 19 settembre ore 10.00

ph. Luigi Burroni
incontro con Monica Barni, Massimo Bucciantini, Natalia Cangi, Roberto Ferrari, Enzo Rammairone, Emanuela Rossi e Domenico Scarpa
interviene Alessandro Bollo
presentazione del volume che raccoglie i racconti finalisti della prima edizione e premiazione dell’edizione 2025

Premiazioni

Per il secondo anno il Premio Pieve ospita la cerimonia di premiazione del Premio Barnaba, concorso letterario che celebra il legame profondo tra le persone e il patrimonio museale. Promosso dal Museo Galileo di Firenze in collaborazione con l’Archivio Diaristico Nazionale e con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici e di ICOM Italia, il Premio Barnaba promuove la raccolta di racconti autobiografici inediti, capaci di trasportare il lettore dentro le esperienze vissute nelle sale dei musei.

Piazza Plinio Pellegrini

venerdì 19 settembre ore 11.30

incontro con Rita Baroud, Marianna Bruschi, Giulia Ciancaglini, Samah Jabr, Fabio Tonacci e Alessandro Triulzi
traduzione Paule Roberta Yao
consegna il premio Gloria Argelés

Premiazioni

Il “Premio Tutino Giornalista” è stato istituito per commemorare la figura del fondatore e offrire un riconoscimento simbolico, oltre che uno spazio di celebrazione, ai nuovi protagonisti del giornalismo che ogni giorno onorano con capacità, coraggio e dedizione, la professione che Saverio Tutino ha più amato. Quest’anno l’Archivio ha deciso di attribuirlo a Rita Baroud: È importante per me parlare di Gaza, non è un lavoro, ma un dovere di dire la verità.

Piazza Plinio Pellegrini

venerdì 19 settembre ore 15.00

ph. Luigi Burroni
i lettori incontrano i finalisti della 10ª edizione del concorso DiMMi
intervengono Maria Nadotti, Elena Pianea, Khady Sene e Salif Thiune
coordina Massimiliano Bruni
letture di Donatella Allegro e Andrea Biagiotti

Leggere e scrivere diari

Con il Premio Pieve 2025 festeggiamo la 10a edizione di DiMMi, concorso dedicato a testimonianze autobiografiche inedite di persone di origine o provenienza straniera che, ogni anno di più, registra un crescente interesse: le 78 testimonianze raccolte, sommandosi a quelle delle edizioni precedenti, vanno a costituire un fondo archivistico composto da ormai più di 700 unità. I 38 paesi narrati in questo 2025 vanno a definire ulteriormente il mosaico rappresentativo – nel suo complesso – di 4 continenti e più di 80 paesi di origine.

Piazza Plinio Pellegrini

venerdì 19 settembre ore 19.00

Ph. Luigi Burroni
voci recitanti Dolores Blasco Rodi, Vittoria Bigoni, Alessandra Cheli, Fernanda Gonzalez, Daniela Moraldi, Andrea Selvi, Gaia Toelen, Giulia Veri
regia Andrea Merendelli
in collaborazione con Teatro di Anghiari

Performance

Se nell’edizione del quarantesimo con la performance Il paese della memoria ritrovata si è dato voce e corpo ai ricordi di Pieve Santo Stefano e alla ricostruzione dopo il 1944, con la performance La linea dell’acqua pensata per il Premio Pieve 2025, si vuole prolungare quella felice esperienza. Lavorando con giovani del luogo ma non solo, Andrea Merendelli del Teatro di Anghiari ci condurrà lungo le traiettorie di emigrazione che hanno da sempre caratterizzato il movimento di generazioni verso l’ignoto.

Campo alla Fiera

venerdì 19 settembre ore 21.45

Ph. Paolo Porto
di e con Mamadou Diakité
scritto in forma di racconto teatrale da Stefania Marrone
regia di Cosimo Severo
Compagnia Bottega degli Apocrifi

prenotazione consigliata, ingresso libero fino a esaurimento posti

Teatro

Spettacolo teatrale tratto dalla testimonianza di Mamadou Diakité – pubblicata da Terre di mezzo Editore nell’antologia “Il confine tra noi. Storie migranti” – che ha partecipato al concorso DiMMi nel 2019. Il testimone stesso, Mamadou Diakité, mette in scena la propria storia. Una narrazione sfrontata e arrogante, che ci racconta di un ragazzo che ha semplicemente pensato di avere diritto a un’occasione nella vita per inseguire un sogno. Una storia lunga, che attraversa il deserto e che comincia con l’incontro con il trafficante più in gamba di tutta l’Africa: Sita la venditrice.

Piazza Plinio Pellegrini

sabato 20 settembre ore 10.00

ph. Luigi Burroni
di Ettore Piccinini
Il Mulino, 2025
incontro con Francesca Piccinini, Andrea Satta e Luciano Zani
coordina Camillo Brezzi
letture di Andrea Biagiotti

Diari che diventano libri

Il sottufficiale del regio esercito Ettore Piccinini ha solo 21 anni quando viene internato a Wietzendorf, per avere rifiutato di combattere al fianco dei nazisti e dei fascisti della Repubblica di Salò dopo l’8 settembre 1943. Successivamente viene trasferito a Breloh, in bassa Sassonia. E tra freddo, fame, paura e speranza scrive questo diario, dove registra con ironia e disincanto la grama vita nel campo, le proprie impressioni sui compagni, sulla Germania e sul fascismo, nel quale aveva inizialmente creduto. Ettore riuscirà a rientrare in Italia nell’agosto del 1945.

Piazza Plinio Pellegrini

sabato 20 settembre ore 11.30

ph. Luigi Burroni
DiMMi 2024 – Terre di mezzo, 2025
incontro con Samah Jabr, Maria Nadotti, Alba Marina Ospina Dominguez e Alessandro Triulzi
coordina Gaia Colombo
traduzione Paule Roberta Yao
saranno presenti gli autori

Diari che diventano libri

“Auspichiamo che ogni donna e ogni uomo possa essere cittadino, non straniero, radicato nella terra dove la lingua della sua identità risuona come un canto di appartenenza. Vogliamo vivere, amare e respirare in libertà. Vogliamo un mondo che custodisca il futuro, promuova la pace, difenda la vita, coltivi il rispetto e nutra l’amore come unica vera rivoluzione.” Dalla postfazione di Elona Aliko e Alessandro Triulzi

Asilo Umberto I

sabato 20 settembre ore 12.30 e 15.00

Ph. Luigi Burroni
con Paola Roscioli

Performance

Un appuntamento che per le giornate del Premio esce dagli spazi del Piccolo museo del diario per il quale è stato ideato. Tre voci di donne emblematiche di tre diverse epoche, tre battaglie memorabili per la sopravvivenza e l’affrancamento della propria identità, affidate all’interpretazione di Paola Roscioli nella cornice dell’Asilo Umberto I.

Palazzo Pretorio

sabato 20 settembre ore 15.30

Ph. Francesco Lamonaca
di Francesco Petrone
a cura di Chiara Guidoni
fotografie Francesco Lamonaca
regia documentario Roberto Orazi
realizzazione struttura lignea Studio d’arte Massimo Candeloro
Il progetto è sostenuto dal PAC2024 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura

progetti e racconti

Una porta di vetro alta tre metri custodisce il respiro delle parole: 41 voci, 41 anni di memoria, dal Settecento a oggi. Francesco Petrone incide sul vetro frasi tratte da diari conservati in Archivio, restituite con la grafia originale di chi le ha vissute. Un attraversamento simbolico dell’esperienza umana che si apre con le parole di Saverio Tutino e si chiude con quelle della madre dell’artista. Un’opera che commuove, accoglie e ci ricorda che ogni vita merita di essere ascoltata.
ph. Luigi Burroni
incontro con Guido Barbieri, Barbara Gabbrielli, Gianluca Monastra e Irene Rodica Rubin
coordina Emanuela Lucchetti
letture di Donatella Allegro

Diari che diventano libri

Trascorriamo un pomeriggio alla riscoperta della scrittura di Albertina Castellazzi, vincitrice del Premio Pieve 2024 la cui storia pubblicata da Terre di mezzo riecheggia in quella di altre dieci diariste che il quotidiano La Repubblica ha scelto come emblematiche della storia della Toscana nel ‘900.

Piazza Plinio Pellegrini

sabato 20 settembre ore 18.30

ph. Luigi Burroni
a cura di Pier Vittorio Buffa e Nicola Maranesi
Succedeoggi Libri, 2025
incontro con Pier Vittorio Buffa, Nicola Fano e Marcello Flores
modera Monica D’Onofrio
letture di Andrea Biagiotti

Diari che diventano libri

Il 25 aprile 1945 l’Italia venne liberata dall’occupazione nazista: l’esercito alleato, coadiuvato dalle milizie partigiane, sconfisse i soldati di Hitler e i soldati italiani rimasti fedeli (per convinzione o per costrizione) a Mussolini. Una giornata speciale che da ottant’anni celebra il ritorno della libertà, della dignità collettiva, della solidarietà e dei diritti nel nostro Paese. Succedeoggi Libri ha chiesto a Pier Vittorio Buffa e a Nicola Maranesi di raccontare quel giorno speciale nella sua “normalità”, traendo i fatti dai diari conservati nell’Archivio di Pieve Santo Stefano.

Campo alla Fiera

sabato 20 settembre ore 21.45

Ph. Luigi Burroni
uno spettacolo di e con Mario Perrotta
musiche Domenico Modugno
arrangiamenti ed ensemble Vanni Crociani, Massimo Marches, Giuseppe Franchellucci, Mario Perrotta
produzione Permar Compagnia Mario Perrotta
Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

prenotazione consigliata, ingresso libero fino a esaurimento posti

Teatro

Negli anni del boom l’Italia sogna, e Modugno ne è l’anima: un uomo del Sud che, con un grido, insegna al mondo a “volare”. Nel blu è il racconto poetico e viscerale di quell’urgenza di felicità, anche quando pare irraggiungibile. In scena, musica e parole si intrecciano per restituire la forza, la dolcezza e la passione di un’esistenza guascona e testarda, capace di sollevare l’anima e farla danzare.

Campo alla Fiera

domenica 21 settembre ore 9.30

ph. Luigi Burroni
coordina Natalia Cangi
interventi musicali Pieve Jazz Big Band
letture di Donatella Allegro e Andrea Biagiotti

Leggere e scrivere diari

Ogni anno la Commissione di lettura, oltre la rosa dei finalisti, sceglie altri racconti autobiografici con il desiderio di incontrare la persona testimone di quella storia in un incontro pubblico che riesce comunque a mantenere una dimensione intima di ascolto e scambio di esperienze. Da un lato quella di chi legge le vite degli altri, dall’altro quella di chi affida la sua all’Archivio dei diari. Nell’ambito della Lista d’onore la consegna dei Premi Speciali.
ph. Luigi Burroni
Guido Barbieri e Monica D’Onofrio incontrano i finalisti 2025
letture di Mario Perrotta e Paola Roscioli
con le musiche dal vivo di
Mario Arcari, strumenti a fiato
Silva Costanzo, pianoforte

prenotazione consigliata, ingresso libero fino a esaurimento posti

Memorie in Piazza

Il tradizionale appuntamento che chiude le giornate del Premio Pieve con l’ascolto delle otto storie finaliste sottolineate dalla musica di pianoforte e strumenti a fiato, la proclamazione del vincitore e l’attribuzione del premio Città del diario. Un incontro sempre molto atteso.

Campo alla Fiera

domenica 21 settembre ore 16.00

Ph. Harald Krichel

PREMIAZIONI

Per il suo sforzo intellettuale e per le vette narrative che ha toccato attraverso il romanzo storico (Una storia romantica, 2007) biografico (Il tempo migliore della nostra vita, 2015) e con la pentalogia di M. l’Archivio di Pieve è onorato di attribuire ad Antonio Scurati il “Premio Città del diario”, il riconoscimento rivolto alle personalità del panorama culturale che più si distinguono per il loro lavoro sulla memoria.

Palazzo Pretorio

da giovedì 18 settembre

Esposizioni

Durante le giornate del Premio Pieve il Piccolo museo del diario è visitabile gratuitamente con prenotazione obbligatoria.

Palazzo Pretorio

da giovedì 18 settembre

ph. Luigi Burroni
i manoscritti pervenuti al Premio Pieve Saverio Tutino a cura di Cristina Cangi
inaugurazione mostra venerdì 19 settembre ore 9.30

Esposizioni

Ogni scrittura è preziosa, in qualunque forma si manifesti. Ma le scritture a mano o quelle battute a macchina hanno un fascino particolare e ogni volta che un originale viene depositato all’Archivio dei diari, chi si occupa di riceverlo prova un’emozione senza pari. Un privilegio che nei giorni del Premio Pieve viene offerto anche al pubblico della manifestazione, grazie all’allestimento della mostra “Il tesoro dell’Archivio”, che espone sotto teche di vetro gli scritti più affascinanti giunti nel corso dell’ultimo anno.

Logge del Grano

da giovedì 18 settembre

ph. Luigi Burroni
a cura di Pietro Battistella, Giovanni Cocco, Lorenzo Marcolin, Marina Marin, Maria Virginia Moratti, Mihaela Šuman, Fausto Tormen
inaugurazione mostra venerdì 19 settembre ore 9.30

Esposizioni

Il progetto “disegnami” accompagna, per il settimo anno consecutivo, la raccolta di diari di migranti DiMMi rielaborandoli attraverso un racconto disegnato. Disegnare queste storie vuol dire prima di tutto aprirsi all’ascolto, sforzarsi di comprenderle e infine donare a esse una nuova “vita” fatta di immagini. È l’impegno di cui si sono fatti carico i sette disegnatori che quest’anno le illustrano.

Asilo Umberto I

da giovedì 18 settembre

Ph. Luigi Burroni
luogo di contemplazione e ascolto ma, ancor di più, luogo di incontro e dialogo
con mostre, performance, incontri, podcast

Esposizioni

Un luogo nel centro di Pieve carico di memoria, dove sono passate generazioni di bambini, che è stato rifugio al rientro dallo sfollamento del 1944 quando il paese era completamente distrutto, che è diventato luogo di aggregazione e che presto si trasformerà in nuova casa per l’Archivio e il suo museo, candidandosi a cambiare il volto della Città del diario. Contenitore di iniziative artistiche e luogo di incontro anche in questa edizione, l’Asilo Umberto I è uno dei cuori pulsanti del Premio Pieve.

Asilo Umberto I

da giovedì 18 settembre

MaxFish, 25 aprile - stampa caratteri mobili su carta, 2024
opere di Max Fish, SOFUA, Sandra Stocchi
a cura di Matilde Puleo
inaugurazione mostra giovedì 18 settembre ore 19.30

Esposizioni

Mostra di arte contemporanea – curata da Matilde Puleo – che indaga la memoria come gesto che ritorna, come forma che si riattiva nel presente, nel corpo, nello spazio. Tre artisti (Max Fish, SOFUA, Sandra Stocchi), tre linguaggi, tre direzioni e un workshop sull’affascinante diario di Valente Assenza, tenuto da Elena Merendelli. Tutti artisti chiamati ad esplorare una diversa dimensione del ricordo, della testimonianza collettiva, del rito personale e della tensione percettiva.

Palazzo Pretorio

sabato 20 settembre ore 15.30

Ph. Francesco Lamonaca
di Francesco Petrone
a cura di Chiara Guidoni
fotografie Francesco Lamonaca
regia documentario Roberto Orazi
realizzazione struttura lignea Studio d’arte Massimo Candeloro
Il progetto è sostenuto dal PAC2024 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura

progetti e racconti

Una porta di vetro alta tre metri custodisce il respiro delle parole: 41 voci, 41 anni di memoria, dal Settecento a oggi. Francesco Petrone incide sul vetro frasi tratte da diari conservati in Archivio, restituite con la grafia originale di chi le ha vissute. Un attraversamento simbolico dell’esperienza umana che si apre con le parole di Saverio Tutino e si chiude con quelle della madre dell’artista. Un’opera che commuove, accoglie e ci ricorda che ogni vita merita di essere ascoltata.

Asilo Umberto I

giovedì 18 settembre ore 18.30 e sabato 20 settembre ore 12.30 e 15.00

Ph. Luigi Burroni
con Paola Roscioli

Performance

Un appuntamento che per le giornate del Premio esce dagli spazi del Piccolo museo del diario per il quale è stato ideato. Tre voci di donne emblematiche di tre diverse epoche, tre battaglie memorabili per la sopravvivenza e l’affrancamento della propria identità, affidate all’interpretazione di Paola Roscioli nella cornice dell’Asilo Umberto I.

Campo alla Fiera

giovedì 18 settembre ore 21.45

Ph. Marco Parollo
di e con Marco Baliani
organizzazione e promozione Ilenia Carrone
produzione Casa degli Alfieri

prenotazione consigliata ingresso libero fino a esaurimento posti

Teatro

Marco Baliani torna al Premio Pieve e si confronta – in un “un dialogare che è anche un duellare” – con Pier Paolo Pasolini, portando in scena contrasti e contraddizioni di uno dei nostri più grandi intellettuali, il cui sguardo sulle “cose” del mondo sarebbe oggi più che mai necessario.

Piazza Plinio Pellegrini

venerdì 19 settembre ore 19.00

Ph. Luigi Burroni
voci recitanti Dolores Blasco Rodi, Vittoria Bigoni, Alessandra Cheli, Fernanda Gonzalez, Daniela Moraldi, Andrea Selvi, Gaia Toelen, Giulia Veri
regia Andrea Merendelli
in collaborazione con Teatro di Anghiari

Performance

Se nell’edizione del quarantesimo con la performance Il paese della memoria ritrovata si è dato voce e corpo ai ricordi di Pieve Santo Stefano e alla ricostruzione dopo il 1944, con la performance La linea dell’acqua pensata per il Premio Pieve 2025, si vuole prolungare quella felice esperienza. Lavorando con giovani del luogo ma non solo, Andrea Merendelli del Teatro di Anghiari ci condurrà lungo le traiettorie di emigrazione che hanno da sempre caratterizzato il movimento di generazioni verso l’ignoto.

Campo alla Fiera

venerdì 19 settembre ore 21.45

Ph. Paolo Porto
di e con Mamadou Diakité
scritto in forma di racconto teatrale da Stefania Marrone
regia di Cosimo Severo
Compagnia Bottega degli Apocrifi

prenotazione consigliata, ingresso libero fino a esaurimento posti

Teatro

Spettacolo teatrale tratto dalla testimonianza di Mamadou Diakité – pubblicata da Terre di mezzo Editore nell’antologia “Il confine tra noi. Storie migranti” – che ha partecipato al concorso DiMMi nel 2019. Il testimone stesso, Mamadou Diakité, mette in scena la propria storia. Una narrazione sfrontata e arrogante, che ci racconta di un ragazzo che ha semplicemente pensato di avere diritto a un’occasione nella vita per inseguire un sogno. Una storia lunga, che attraversa il deserto e che comincia con l’incontro con il trafficante più in gamba di tutta l’Africa: Sita la venditrice.

Campo alla Fiera

sabato 20 settembre ore 21.45

Ph. Luigi Burroni
uno spettacolo di e con Mario Perrotta
musiche Domenico Modugno
arrangiamenti ed ensemble Vanni Crociani, Massimo Marches, Giuseppe Franchellucci, Mario Perrotta
produzione Permar Compagnia Mario Perrotta
Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

prenotazione consigliata, ingresso libero fino a esaurimento posti

Teatro

Negli anni del boom l’Italia sogna, e Modugno ne è l’anima: un uomo del Sud che, con un grido, insegna al mondo a “volare”. Nel blu è il racconto poetico e viscerale di quell’urgenza di felicità, anche quando pare irraggiungibile. In scena, musica e parole si intrecciano per restituire la forza, la dolcezza e la passione di un’esistenza guascona e testarda, capace di sollevare l’anima e farla danzare.

Piazza Plinio Pellegrini

venerdì 19 settembre ore 10.00

ph. Luigi Burroni
incontro con Monica Barni, Massimo Bucciantini, Natalia Cangi, Roberto Ferrari, Enzo Rammairone, Emanuela Rossi e Domenico Scarpa
interviene Alessandro Bollo
presentazione del volume che raccoglie i racconti finalisti della prima edizione e premiazione dell’edizione 2025

Premiazioni

Per il secondo anno il Premio Pieve ospita la cerimonia di premiazione del Premio Barnaba, concorso letterario che celebra il legame profondo tra le persone e il patrimonio museale. Promosso dal Museo Galileo di Firenze in collaborazione con l’Archivio Diaristico Nazionale e con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici e di ICOM Italia, il Premio Barnaba promuove la raccolta di racconti autobiografici inediti, capaci di trasportare il lettore dentro le esperienze vissute nelle sale dei musei.

Piazza Plinio Pellegrini

venerdì 19 settembre ore 11.30

incontro con Rita Baroud, Marianna Bruschi, Giulia Ciancaglini, Samah Jabr, Fabio Tonacci e Alessandro Triulzi
traduzione Paule Roberta Yao
consegna il premio Gloria Argelés

Premiazioni

Il “Premio Tutino Giornalista” è stato istituito per commemorare la figura del fondatore e offrire un riconoscimento simbolico, oltre che uno spazio di celebrazione, ai nuovi protagonisti del giornalismo che ogni giorno onorano con capacità, coraggio e dedizione, la professione che Saverio Tutino ha più amato. Quest’anno l’Archivio ha deciso di attribuirlo a Rita Baroud: È importante per me parlare di Gaza, non è un lavoro, ma un dovere di dire la verità.

Piazza Plinio Pellegrini

venerdì 19 settembre ore 15.00

ph. Luigi Burroni
i lettori incontrano i finalisti della 10ª edizione del concorso DiMMi
intervengono Maria Nadotti, Elena Pianea, Khady Sene e Salif Thiune
coordina Massimiliano Bruni
letture di Donatella Allegro e Andrea Biagiotti

Leggere e scrivere diari

Con il Premio Pieve 2025 festeggiamo la 10a edizione di DiMMi, concorso dedicato a testimonianze autobiografiche inedite di persone di origine o provenienza straniera che, ogni anno di più, registra un crescente interesse: le 78 testimonianze raccolte, sommandosi a quelle delle edizioni precedenti, vanno a costituire un fondo archivistico composto da ormai più di 700 unità. I 38 paesi narrati in questo 2025 vanno a definire ulteriormente il mosaico rappresentativo – nel suo complesso – di 4 continenti e più di 80 paesi di origine.

Campo alla Fiera

domenica 21 settembre ore 9.30

ph. Luigi Burroni
coordina Natalia Cangi
interventi musicali Pieve Jazz Big Band
letture di Donatella Allegro e Andrea Biagiotti

Leggere e scrivere diari

Ogni anno la Commissione di lettura, oltre la rosa dei finalisti, sceglie altri racconti autobiografici con il desiderio di incontrare la persona testimone di quella storia in un incontro pubblico che riesce comunque a mantenere una dimensione intima di ascolto e scambio di esperienze. Da un lato quella di chi legge le vite degli altri, dall’altro quella di chi affida la sua all’Archivio dei diari. Nell’ambito della Lista d’onore la consegna dei Premi Speciali.
ph. Luigi Burroni
Guido Barbieri e Monica D’Onofrio incontrano i finalisti 2025
letture di Mario Perrotta e Paola Roscioli
con le musiche dal vivo di
Mario Arcari, strumenti a fiato
Silva Costanzo, pianoforte

prenotazione consigliata, ingresso libero fino a esaurimento posti

Memorie in Piazza

Il tradizionale appuntamento che chiude le giornate del Premio Pieve con l’ascolto delle otto storie finaliste sottolineate dalla musica di pianoforte e strumenti a fiato, la proclamazione del vincitore e l’attribuzione del premio Città del diario. Un incontro sempre molto atteso.

Campo alla Fiera

domenica 21 settembre ore 16.00

Ph. Harald Krichel

PREMIAZIONI

Per il suo sforzo intellettuale e per le vette narrative che ha toccato attraverso il romanzo storico (Una storia romantica, 2007) biografico (Il tempo migliore della nostra vita, 2015) e con la pentalogia di M. l’Archivio di Pieve è onorato di attribuire ad Antonio Scurati il “Premio Città del diario”, il riconoscimento rivolto alle personalità del panorama culturale che più si distinguono per il loro lavoro sulla memoria.

Crediti

FONDAZIONE ARCHIVIO DIARISTICO NAZIONALE

fondatore Saverio Tutino

presidente Albano Bragagni

vicepresidente Lisa Marri

direttore scientifico Camillo Brezzi

direttrice organizzativa Natalia Cangi

PREMIO PIEVE SAVERIO TUTINO

direzione artistica
Guido Barbieri, Camillo Brezzi, Natalia Cangi, Nicola Maranesi

in collaborazione con Massimiliano Bruni, Giancarlo Della Luna, Monica D’Onofrio, Filippo Massi

giuria nazionale
Guido Barbieri, Camillo Brezzi, Natalia Cangi, Gabriella D’Ina, Luca Fromenton, Patrizia Gabrielli, Paola Gallo, Antonio Gibelli, Roberta Marchetti, Melania G. Mazzucco, Annalena Monetti, Maria Rita Parsi, Stefano Pivato, Sara Ragusa 

commissione di lettura
Antonella Brandizzi, Natalia Cangi (presidente), Ivana Del Siena, Patrizia Dindelli, Carlo Fabbri, Elisabetta Gaburri, Rosanna Innocenti, Valeria Landucci, Antonio Magiotti, Giulia Mori, Luisa Oelker, Giada Poggini, Maria Zucca

coordinamento generale Natalia Cangi e Lisa Marri

responsabili allestimenti Cristina Cangi, Filippo Massi, Fabrizio Mugelli

ufficio stampa Francesca Venuto e Daniele Gigli ufficiostampa@archiviodiari.it

comunicazione Alice Belfiore

responsabile ospitalità Daniela Bartolini prenotazioni@archiviodiari.it

fundraising Loretta Veri e Giulia Barbieri

progettazione Massimiliano Bruni e Filippo Massi

responsabile volontari Massimiliano Bruni

testi Nicola Maranesi

foto del programma Luigi Burroni

ideazione grafica cdm associati

stampa S-EriPrint, Sansepolcro AR

staff
Patrizia Baldini, Jessica Bertocci, Giacomo Benedetti, Vittoria Bigoni, Barbara Bisiach, Marisa Bonetti, Barbara Bonifacio, Antonella Brandizzi, Luigi Burroni, Marco Camaiti, Mariano Capucci, Romano Casini, Laura Caterbi, Riccardo Cheli, Amalia Chiovaro, Gaia Colombo, Filippo Colonna, Monica Corcelli, Umberto Coresi, Diego Dalla Ragione, Loredana Damian, Noemi De Simone, Patrizia Dindelli, Carlo Fabbri, Filippo Fanfani, Gianluca Frattari, Luigi Gencarelli, Silvia Gennaioli, Gabriella Giannini, Fernanda Gonzalez, Daniela Gori, Luca Gori, Sara Grifoni, Rosanna Innocenti, Gianni Locci, Luigi Locci, Giada Loporto, Antonio Magiotti, Luigino Marconcini, Claudio Marri, Massimo Marri, Giovanni Mazzini, Fabrizio Mercatelli, Paolo Andrea Nania, Gianni Nanni, Maddalena Nava, Arman Palazzeschi, Marco Pellegrini, Lorella Rancati, Gisella Rebay, Maurizio Rossi, Walter Rossi, Patrizia Tossani, Biagio Valenti, Vanni Veri, Debora Vezzosi, Paule Roberta Yao, Rossella Zanelli, Giulia Zanelli, Maria Zucca