Asilo Umberto I
venerdì 18 settembre ore 12.00

120. Volti e Storie intra Tevero et Arno

incontro con Paolo De Simonis, Andrea Merendelli, Fabio Pecorari, Giovanni Santi
ph. Giovanni Santi

Tutto ha origine qui, in questi luoghi – intra Tevere et Arno – dove comunità operose, ricche di ingegno e creatività, continuano a esprimere, con determinazione e concretezza, il proprio legame con il territorio.
Fabio Pecorari

Il filo che li unisce tutti è l’evanescente e capriccioso genius loci: quella forza invisibile che dagli Etruschi, raffinatissimi e misteriosi abitatori di queste terre, fino agli artigiani del terzo millennio, non ha mai smesso di lavorare nell’ombra.
Andrea Merendelli

Credo che sbagli chi dovesse leggere questo lungo reportage come una collezione di storie particolari, fatte di fortunate coincidenze. Tutte le esistenze sono uniche ed irripetibili e queste qui raccolte non fanno eccezione, mi sembra perciò che i successi, che queste persone hanno ottenuto, grandi o piccoli che siano, hanno un carattere comune: un legame inscindibile con la terra!
Giovanni Santi

Realizzata in occasione del centoventesimo anniversario della Banca di Anghiari e Stia Credito Cooperativo, 120. Volti e Storie intra Tevero et Arno è un viaggio nel cuore della Valtiberina attraverso i volti, i gesti e le storie di chi ne ha costruito l’identità nel tempo. La mostra raccoglie frammenti di vite, esperienze di lavoro, relazioni e appartenenze che si intrecciano con il paesaggio e con la memoria di un territorio di confine, restituendo il ritratto di una comunità che continua a riconoscersi nei valori della solidarietà, dell’intraprendenza e del legame con la propria terra. Ogni immagine invita a soffermarsi sulle persone prima ancora che sui prodotti d’impresa, facendo emergere la dignità del lavoro quotidiano, la forza delle radici e il valore della memoria condivisa. È un percorso fatto di sguardi, incontri e racconti che restituisce il volto autentico della Valtiberina e dialoga naturalmente con lo spirito del Premio Pieve e dell’Archivio diaristico, ricordandoci che la grande storia nasce sempre dalle vicende di uomini e donne comuni.