Nel diario di Francesco Stefanile troviamo prima di tutto una partenza che è degna dell’incipit di un grande romanzo di vita, con quel padre che non l’aveva mai abbracciato se non quando dormiva da piccolo e adesso lo stringe a sé piangendo perché ha il presagio netto di quanto soffrirà. Poi c’è la descrizione della guerra in Russia, cosi puntigliosa come sarà poi la narrazione della prigionia nei campi degli Urali e dell’Uzbekistan, dove a poco a poco diventa per lui possibile sopravvivere, sia pure di stenti, tra i pidocchi, il tifo e il cibo raccattato qua e là, ma dove soprattutto avviene l’incontro fra i soldati italiani mandati a conquistare la Russia e i fuoriusciti italiani che erano stati conquistati dall’ideale del socialismo e che diventano agenti di collegamento fra i loro compatrioti e i commissari sovietici. Questo rapporto e quello con dottoresse e infermiere russe attenuano in parte la crudeltà della condizione di prigionieri di un popolo che era stato aggredito dalle truppe naziste e fasciste. Gli episodi in cui si apre l’animo a un sentimento di pace sono soprattutto quelli di quando gli italiani prigionieri cantano e suonano dando spettacolo nei festeggiamenti per il 1° maggio, ai loro guardiani e agli ufficiali sovietici che dirigono il campo di prigionia nonché alle loro signore. Poi vengono le scoperte sul socialismo reale, soprattutto in Uzbehistan, dove le differenze fra gli amministratori russi e gli amministrati locali sembrano quelle dei paesi coloniali. Altro che uguaglianza. Così al ritorno in patria. Stefanile sa di certo che potrà essere anche socialista, però mai comunista. E soprattutto lotterà sempre per la pace.
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA NAZIONALE:
Francesco Stefanile, un esattore napoletano delle autostrade meridionali, oggi in pensione, ha vinto il Premio Pieve-Banca Toscana 1998.
Le sue memorie sulla prigionia negli Urali e in Uzbekistan, da lui intitolate “Il testimone”, ha convinto la giuria più degli altri finalisti, che pure offrivano tutti speciali spunti di interesse. I giudici del premio Pieve hanno apprezzato il fatto che la memoria di Stefanile, pur avendo come oggetto una vicenda storica già ampiamente trattata dalla letteratura di guerra, contiene una propria specifica qualità narrativa, centrata sulla descrizione dei fatti, anche minimi, di un’esperienza personale nella tragedia corale. E’ la storia del passaggio del protagonista dal fascismo alla coscienza di un’autonomia politica individuale, attraverso una breve illusione sulla superiorità del comunismo, per arrivare alla convinzione che è soprattutto la pace quello che importa a tutti.
Il racconto è scandito da molti spunti di toccante verità, dal bacio del padre nel momento della partenza, all’anello di fratellanza lasciato a Marusia il giorno del ritorno a casa, passando attraverso le cose di mille giorni di sopravvivenza.
la memoria di Francesco Stefanile è stata scelta per l’iniziativa I diari della Sacher
https://www.sacherfilm.eu/portfolio/davai-bistre-avanti-presto/