Un falegname, insoddisfatto del matrimonio, è quasi contento quando nel 1914 lo costringono ad arruolarsi nell’esercito austriaco. Va in guerra e passando tra fuoco e fiamme, attraverso tutti i paesi dell’Europa centro orientale, si ammala, si indebolisce sempre più finché nel corso di un combattimento decide di consegnarsi di russi che, dopo un anno di lavoro nei compi di prigionia, lo spediscono o Vladivostok. E’ il 1917, l’anno della Rivoluzione d’ottobre, si porlo di bolscevismo e di Lenin, e Marchio scappa in Cina, dove si mette o fabbricare mandolini e a cantare in un coro di prigionieri italiani. Poi, per tornare in Europa, si arruolo nelle truppe zariste del generale Cokiak, ma appena giunco a Crasnoiark, si unisce a Sofia, una giovane che spera di essere portata da lui in Italia. Per evitare un ulteriore disastro, Marchio scappo di nuovo in Cina da dove raggiunge l’Italia per nave. E qui scopre che lo moglie ho trovaci un altro uomo e aspetto un figlio.
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA NAZIONALE:
La giuria del Premio Pieve – Banca Toscana ha scelto, per la decima edizione, il libro delle memorie di guerra di Francesco Marchio, dal titolo “Si sentiva balbettare la parola bolsevismo…”, un racconto robusto e genuino scritto con linguaggio elementare, ma denso di effetti scenici e anche di spunti di ironia, che abbraccia, in un susseguirsi senza sosta di drammatiche vicende, sei anni di disavventure, vissute con l’occhio del disertore, dal 1914 al 1920, in tutto lo spazio del conflitto mondiale e delle sue conseguenze rivoluzionarie: dall’Austria alla Russia, dalla Siberia alla Cina. Marchio è il rapporto fra l’individuo e la storia nel vagare di una vittima che si sforza di rimanere in vita, e attivo, nonostante la brutalità degli eventi. L’entità dell’esperienza e la conclusione del racconto sono, in sintesi, la ragione di questo premio che non poteva mancare nella storia della rassegna.