Piazza Plinio Pellegrini
sabato 19 settembre ore 10.00

Contro tutte le guerre

"Mora mia, amore lontano" e "Mai tardi"

incontro con Filippo Binotto, Giorgio Nisini, Sara Ragusa, Marco Revelli e Giulia Serale
coordina Emanuela Lucchetti
letture di Donatella Allegro e Andrea Biagiotti
ph. Luigi Burroni

L’epistolario di Vittorio Binotto e Bernardina Casarin, vincitore del Premio Pieve 2025, e il diario di Nuto Revelli riletto in chiave di attualità grazie al programma Per una cultura di pace e di disobbedienza civile. L’eredità del diario Mai tardi di Nuto Revelli, a ottant’anni dalla pubblicazione, curato dalla Fondazione Nuto Revelli ETS, vengono affiancati in un incontro che richiama l’attenzione del pubblico su un caposaldo che per decenni abbiamo dato per acquisito e che oggi appare dimenticato: l’inutilità di tutte le guerre e la sofferenza umana che si cela dietro a ogni conflitto

Mai tardi
Diario di un Alpino in Russia
di Nuto Revelli
Einaudi, 2020

Nasce lì il partigiano Nuto Revelli, nasce lì lo scrittore, nel senso di debito contratto nei confronti di quelli che non tornarono, di quei morti, dei propri compagni, dei propri amici, dei propri soldati, contadini e montanari traditi dalla loro patria, e quindi la volontà di scrivere come atto di giustizia. I libri successivi sono tutti guidati dalla volontà di restituire la parola a tutti quegli uomini a cui la parola era stata negata, dal ciclo della guerra al ciclo dell’epopea contadina, ‘Il mondo dei vinti’ e ‘L’anello forte’. Rispetto a tutti questi ‘Mai tardi’ ha l’indiscutibile valore di radice prima.
Marco Revelli

Mora mia, amore lontano
Lettere di due giovani sposi travolti dalla guerra (1937-1943)
di Vittorio Binotto e Bernardina Casarin, vincitori ex aequo del Premio Pieve 2026
Terre di mezzo, 2026

Mentre leggiamo, ricordiamoci che Bernardina e Vittorio sono esistiti davvero: non siamo davanti a una finzione narrativa, ma a uno scampolo di vita reale, del quale abbiamo il privilegio di essere testimoni attraverso testi personalissimi, non destinati originariamente ai nostri occhi. Per questo, leggiamo le lettere con il necessario rispetto, cercando di trarne anche il dovuto insegnamento: che la guerra, sempre e comunque, è un errore che dobbiamo evitare. Per me, conoscere “moro” e “mora”, come i due affettuosamente si definiscono, è stato un enorme privilegio. Spero che lo sia anche per voi.

dall’introduzione di Vera Gheno

Al termine dell’incontro si svolgerà la donazione della copia digitale del diario di Nuto Revelli all’Archivio Diaristico Nazionale.

Mora mia, amore lontano