Non è mai facile raccontare se stessi pubblicamente, ma credo profondamente che il privato è politico, e che il privato e il pubblico debbano coincidere per contrastare il racconto dominante che vuole togliere la narrazione privata, e quindi la vita stessa della persona. I racconti delle antologie DiMMi sono atti di coraggio e di resistenza e, come ogni atto creativo (e i racconti lo sono senz’altro), sono atti di bellezza. Non è facile arrivare al momento di liberazione – ci vuole tempo – per dare vita alle parole e, prima ancora, di trasformare le emozioni in parole, emozioni nate da avvenimenti che ci hanno segnato profondamente, che hanno spaccato a metà la nostra vita.
E l’esperienza di migrazione fa questo, spezza l’integrità a un prima e un dopo. Toglie la terra sotto i piedi, concretamente e metaforicamente, spezzetta l’identità, apre un vuoto. Bisogna dire però che ogni vuoto, oltre a essere un meno, un sottrarre, è anche un pieno in potenza, da cui cresceranno altri mondi, identità complesse e multiple, punti di vista e lingue più ricche, più complete, più occhi per vedere il mondo. Ma all’inizio è un lutto. E va attraversato, attraversando il tempo, o lasciandoci attraversare da esso. Ma prima o poi i pezzetti si avvicinano, si uniscono, pur se con cuciture e cicatrici, e si trovano immagini per raccontare.
dall’introduzione di Mihaela Šuman
Nel corso dell’incontro sarà presentata la pubblicazione in ebook La vita non è una bella passeggiata, testimonianza autobiografica di Abdulkader Rufai, finalista 2024 del concorso DiMMi – Diari Multimediali Migranti, primo titolo della nuova Collana digitale DiMMi.