opere di Mario Fabbri, Ilaria Margutti, mUmUt
a cura di Matilde Puleo
inaugurazione mostra venerdì 18 settembre ore 12.00
ph. Luigi Burroni

Ci sono materiali che, prima ancora di essere trasformati dall’artista, possiedono già una propria intensità simbolica. Il lenzuolo appartiene a questa categoria: è un oggetto quotidiano, apparentemente semplice, ma profondamente legato alla dimensione umana. È una superficie che ha accolto corpi, gesti, attese, assenze; un tessuto che appartiene alla sfera privata e che porta con sé una memoria silenziosa.

Quando entra nel territorio dell’arte, come in questo caso, il lenzuolo non è semplicemente una tela alternativa. La sua natura originaria continua ad agire dentro l’opera, si relaziona con ciò che l’artista ha inteso creare, sottolineando la tensione tra ciò che era e ciò che è diventato grazie a loro. La pittura di Mario Fabbri, Ilaria Margutti e mUmUt si confronta cioè con una superficie già segnata dal tempo, trasformando il tessuto in un luogo di passaggio tra esperienza personale e immaginario collettivo.

Le opere dei tre artisti quindi nascono da questa relazione particolare tra immagine e supporto già denso di stratificazioni di immagini. Per tutti loro, dipingere su un lenzuolo ha significato accettare la fragilità della materia, lavorare con una superficie che non è rigida né definitiva, che conserva pieghe, trasparenze, irregolarità, sogni, paure e misteri. Una superficie in cui il gesto pittorico dialoga col tessuto praticamente alla pari: il colore entra nella trama, la modifica e la attraversa, lasciando emergere un rapporto fisico tra mano, materia e memoria. Ogni intervento pittorico si presenta quindi come una sovrascrittura: non solo non cancella la storia precedente dell’oggetto, ma vi aggiunge un ulteriore livello di significato. Il risultato è uno spazio in cui convivono presenza e assenza, intimità ed esposizione, fragilità e resistenza.

La forza di queste opere risiede proprio in questa trasformazione: ciò che apparteneva alla quotidianità viene sottratto all’uso e restituito allo sguardo. Un lenzuolo, attraverso il gesto artistico, smette di essere soltanto un oggetto che accompagna la vita e diventa un luogo dove la vita continua a depositare i propri segni.

Matilde Puleo