24 settembre 1917 ore 10,30. L’ordine è arrivato. Si parte domattina all’alba. Addio, genitori, fratelli e Carolina amatissimi. Il momento tanto atteso è giunto. Parto e vado alla guerra. Ne sono fiero e consapevole che non è uno scherzo. Ma non temete, sarò uomo e farò fino all’ultimo momento il mio dovere di soldato. È con questo spirito che Mario Barbieri, artigliere di 20 anni, parte per il fronte della Prima guerra mondiale: nel giro di pochi mesi, al pari di migliaia di giovani commilitoni, vivrà le sofferenze della trincea e della morte di massa, l’onta di Caporetto e la rivalsa di Vittorio Veneto. Quando torna a casa trova un Paese ancora lacerato. Per contrastare le violenze insopportabili di certi scalmanati che si dicono socialisti, si è costituito il fascio di combattimento. Vi aderiscono molti giovani ex combattenti, studenti, operai di tutte le classi sociali, raccoglie le simpatie di molti strati dell’opinione pubblica stanca di disordini e di agitazioni che turbano ormai da mesi la vita della Nazione. Questo movimento fascista mi attrae, anche se sono ancora incerto se legarmi ad esso con una tessera. Mario si concentra sullo studio e la carriera, precondizioni necessarie per coronare il progetto di vita con Carolina, l’amore di sempre sopravvissuto ad anni di lontananze e sacrifici per l’iniziale avversione della famiglia di lei al matrimonio. Sogno un domani di amore, di pace, di cara intimità. Penso ad un nido nostro dove vivere la nostra vita serenamente. Intanto compie una scelta che si rivelerà cruciale per la storia della sua vita e per quella del suo Paese. 9 aprile 1921. In questi giorni mi sono iscritto al fascio di combattimento di Padova. Ho la tessera in tasca. Con il trascorrere degli anni l’entusiasmo giovanile verso il fascismo diminuisce, anche in seguito al delitto Matteotti, ma senza che Mario ne prenda le distanze: ricopre la carica di segretario del fascio a Cortina d’Ampezzo dove si è trasferito a vivere e a lavorare dopo la laurea in veterinaria. Nel frattempo ha sposato Carolina, ma dopo la nascita del primogenito, Carlo, deve affrontare la tragedia della scomparsa prematura, per bronco-polmonite, della moglie. Ci vorrà del tempo prima che il cuore accolga l’arrivo di una nuova compagna dalla quale avrà altre tre bambine. Quando la vita ha ripreso il suo corso, irrompe la Seconda guerra mondiale: Barbieri è di nuovo sotto le armi, prima come capitano veterinario nei Balcani poi in provincia di Udine, fino all’8 settembre 1943. Dopo la caduta di Mussolini, lo sgretolamento dell’esercito e l’occupazione tedesca, Mario sfugge alla cattura e torna dalla famiglia a Cortina, dove aderisce al ricostituito Partito Fascista Repubblicano: in quello scorcio di anno 1943, io credetti ancora, non nella resurrezione del fascismo del quale riconoscevo e deprecavo gli errori, ma in un governo, qualunque esso fosse che in quel momento salvasse l’italianità di queste terre di confine. Nel luglio del ’44 ritira l’adesione e si adopera per sottrarre il figlio Carlo alla leva imposta dai tedeschi in quelle zone. Dopo la Liberazione, teme vendette partigiane e affronta 48 giorni di carcere a Belluno, ma sono numerose le testimonianze di membri del Cln ed ex partigiani che si spendono per certificarne la buona condotta negli anni del fascismo. A Cortina tutta la mia attività politica passata si può riassumere in queste parole: propaganda a difesa dell’italianità. Sono un italiano che ha sofferto per l’Italia seguendo una via che in principio credevo la buona. Ho sempre pagato di persona lo scotto alle mie idee e ho agito sempre con puro idealismo.