A quattro anni vive drammaticamente l’uccisione del padre, dirigente sindacalista di sinistra, per mano della mafia. Senza un sussidio da parte dello Stato, vive in miseria con la madre e il fratello. È però determinata a riscattare la memoria del padre, sulla cui figura si tace per anni, perché considerato dalla mentalità paesana un “morto ammazzato”. Nel 1992, alla morte di Falcone, fa sentire anche la sua voce e da allora il padre Nicolò Azoti viene restituito alla storia del suo paese con la dignità di chi ha lottato ed è morto per i diritti dei lavoratori.
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA NAZIONALE:
La giuria nazionale del “Premio Pieve – Banca Toscana”, giunto alla sua ventesima edizione, ha deciso, dopo un ampio dibattito, di assegnare il premio alla memoria autobiografica di Antonina Azoti che rievoca in un centinaio di pagine limpide ed essenziali l’amara vicenda di una bambina siciliana che, a soli quattro anni, resta orfana del padre sindacalista, assassinato dalla mafia. E quasi cinquant’anni dopo, di fronte alle stragi del 1992 culminate con la morte dei giudici Falcone e Borsellino e delle loro scorte, trova la forza per rivendicare pubblicamente al ricordo dei padre e degli altri trentanove sindacalisti uccisi da Cosa Nostra negli armi Quaranta in Sicilia, il diritto alla dignità e alla riconoscenza civile di tutti gli italiani.
La memoria di Antonina Azoti restituisce con immediatezza ed emozione una pagina intensa di una vita individuale e, nello naso tempo, di storia civile del nostro paese.