Ivano Cipriani

Balilla blues

autobiografia 1926-1943
Milano, Terre di mezzo, 2017
Anno del Premio: 2016

Figlio di genitori comunisti, poi balilla e avanguardista e infine comunista egli stesso. Nasce a Roma nel 1926 da Alfredo e Alma e cresce in una famiglia allargata, tutti parenti scappati da Pistoia per fuggire alle persecuzioni del regime, pronti a ogni compromesso pur di costruire una vita normale intorno a quel bimbo. Pronti a comprargli il corredo da balilla per andare scuola. Pronti a lasciare che la propaganda plasmi la sua mente fertile. Pronti a indossare una camicia nera. Ivano assiste alla promulgazione delle leggi razziali, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, al bombardamento di San Lorenzo, alla nascita della Repubblica sociale. Ma è attraverso le piccole esperienze quotidiane che forma la propria personalità e coscienza critica. Con gli anni del liceo e la scoperta dell’amicizia arrivano il cinema e la sessualità, la musica e la libertà. Il blues. Emancipazione culturale che sfocia nell’adesione al Pci.

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA NAZIONALE:
Il Premio Pieve Saverio Tutino 2016 è stato assegnato a Ivano Cipriani per Balilla Blues (autobiografia 1926-1943): 
L’autore, nato a Roma nel 1926, racconta in modo ricco e vivace, adottando spesso un registro ironico e divertito, i primi diciotto anni dalla sua esistenza, dalla nascita fino all’anno cruciale della liberazione di Roma. Il suo è al tempo stesso un “romanzo familiare” e un “racconto di formazione”. Ivano proviene da una famiglia pistoiese, per metà cattolica e per l’altra metà comunista, costretta ed emigrare a Roma per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Cresce in un caseggiato popolare di Viale Regina Margherita, insieme ai genitori e ai parenti più stretti, in una famiglia che si direbbe oggi “allargata”. I ritratti degli zii e delle zie che vegliano sulla sua educazione sono sicuramente tra le pagine più riuscite del racconto. Ma lo sguardo disincantato e curioso del piccolo Ivan coglie anche la contraddizione forse più flagrante della sua formazione alla vita: per un verso l’ideologia di regime che innerva la vita della scuola (il culto della ginnastica, il nazionalismo esasperato, il sabato fascista, il mito del balilla) per l’altro il forte sentimento antifascista della famiglia che si manifesta però con straordinaria discrezione e cautela, per non creare nel ragazzo disagio e conflitti. Centrale, nella formazione di Ivan, la scoperta della musica: le prime epifanie del swing interpretate dall’orchestra di Cinico Angelini, ma anche la musica proibita, il jazz rivoluzionario e travolgente di Louis Armstrong. Ivano Cipriani ci racconta insomma il ventennio fascista con lo sguardo disincantato, curioso e a volte sorridente di un adolescente che prende lentamente, ma inesorabilmente coscienza del mondo che lo circonda.