Un brillante studioso, appassionato di botanica, nel 1952 è ad Algeri per una campagna geo-cartografica, dopo aver lavorato tre anni a Montpellier. In Nord Africa riceve la lettera di Myriam, una giovane in cerca di lavoro. Leo risponde cortesemente e fra i due si innesta una corrispondenza epistolare che si fa sempre più intensa, destinata tre anni più tardi a concludersi nel matrimonio. All’amata Myriam, Leo confida le difficoltà lavorative, derivanti dall’assenza di titolo accademico. Trasferitosi a Bergamo presso una stazione sperimentale, tenterà di regolarizzare i suoi studi, ma un male raro e incurabile segnerà il suo destino.
MOTIVAZIONE DELLA GIURIA NAZIONALE:
La Giuria ha deciso all’unanimità di assegnare il premio della ventiquattresima edizione all’epistolario di Leo Ferlan. Il carteggio disegna il ritratto di un giovane botanico italiano di straordinario talento che non riesce a trovare la propria collocazione ed è per questo costretto a lavorare e vivere lontano, in una realtà sconosciuta come quella dell’Algeria negli anni Cinquanta, nella quale però è capace di addentrarsi con grande curiosità intellettuale. La giuria è rimasta colpita non solo dall’intensità del percorso, delineato nelle lettere, da una conoscenza casuale a un rapporto intimo di grande profondità e intensità, ma dalla qualità non comune della sua scrittura: una prosa tenera e pacata che lascia intravedere l’osservatore attento della natura come dei sentimenti, arguto, delicato, capace di comporre con rapide pennellate dettagliati ritratti delle cose e degli uomini