Sisto Monti Buzzetti

Scusate la calligrafia

epistolario 1916-1917
Milano, Terre di mezzo, 2008
Anno del Premio: 2007

Un giovane ufficiale di fanteria di stanza nella zona compresa tra il passo Rolle e la Val Cordevole, scrive alla famiglia dal fronte. Senza mai abbandonarsi alla disperazione o al lamento Sisto si rivolge ai suoi cari con ironia, rassicurandoli sempre sulla sua salute ottima, sulla grande capacità di adattamento, allegando fotografie dei paesaggi montani che vede, pieno di serenità per l’affetto e le premure familiari. Ma la morte, sempre in agguato in trincea, lo strapperà giovanissimo all’affetto dei suoi cari.

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA NAZIONALE:
La Giuria nazionale del Premio Pieve – Banca Toscana, riunita il 15 settembre 2007 a Pieve Santo Stefano, ha svolto un ampio dibattito sui dieci testi presentati dalla Commissione di lettura, che spaziavano da diari di metà Ottocento volti a riprodurre ritratti e atmosfere dell’ancien regime in Italia, a memorie scritte negli ultimi decenni del Novecento. Si tratta di diari, epistolari e memorie che riguardano una vita intera o anche un anno straordinario o addirittura pochi mesi di vita contrassegnati da una qualche eccezionalità. Alla fine della discussione, la Giuria ha deciso all’unanimità di assegnare il premio della ventitreesima edizione all’epistolario del giovane ufficiale di fanteria Sisto Monti Buzzetti, per la straordinaria lucidità della sua testimonianza scandita dalle 287 missive inviate ai familiari dal fronte della prima guerra mondiale. Le lettere, influenzate dalle preoccupazioni di rassicurare i congiunti, spingono il giovane autore a privilegiare il lato allegro, ludico e persino comico della vita di guerra, affrontata con ironia e giovanile baldanza e con forte senso del dovere. Ma presto, nella corrispondenza di Sisto, si insinuano, con forza crescente, lo sconforto e l’angoscia per lo spettacolo delle stragi senza senso e senza limiti, che si traduce a poco a poco nel presentimento della sua prossima fine. In questa parabola, l’epistolario costituisce una dolorosa e struggente conferma delle dimensioni destabilizzanti di un conflitto che la memoria e la storiografia hanno riconosciuto sempre più chiaramente come il tragico esordio di un’epoca di ferro e di fuoco, destinata a segnare in profondità la storia dell’Europa e del mondo occidentale.