“Era una giornata calda del mese di Giugno e precisamente il giorno dieci del 1940, c’era tanta gente in paese, perchè la tradizionale fiera del nove cadeva di domenica, perciò venne spostata al lunedì. Verso le quattro del pomeriggio, nella terrazza del circolo che era sopra al Caffè della Elettra, oggi Bar dello Sport a Piazza della Repubblica, due o tre zazzicavano per mettere una o più cassette di legno, detti altoparlanti, perchè Duce doveva parlare per radio alla Nazione (l’Itaglia). Di tanto in tanto quei cassettoni fischiavano poi friggevano, finalmente, preso il punto o l’onda giusta di Roma, si cominciò a sentire il suono e i canti delle canzoni del tempo dette patriottiche: Faccetta nera, Giovinezza, Duce! Duce! Tu non saprai morir..ecc….tra una canzone e l’altra urla inneggianti un sola nome: Du ce! Du ce! Du ce! […]”
La vita di un ragazzo in tempo di guerra in un piccolo paese della Toscana. Il padre è al fronte e lui deve andare presto a lavorare in cambio di cibo, ma non tralascia giochi e “veglie” dai vicini. In primo piano la guerra con i suoi orrori che terminano con la distruzione del paese minato dai tedeschi in fuga.