“Da Jone Leporini a Vincenzo Farina.
(V. Farina, 5″ reggimento Artiglieria. Compagnia deposito. S. Nicolò Lido, Venezia.)
Domenica 14 Maggio 1916
Carissimo Vincenzo mio,
ti scrivo prima di ricevere tue notizie più precise di quelle che mi hanno recato ieri le tue cartoline e il telegramma, perché possa almeno in questo modo trovare il conforto di sentirmi più vicina a te. Vincenzo mio, che farai a quest’ora? Sono le undici di sera di domenica. Io penso alle domeniche passate, in cui noi più liberi, potevamo stare insieme. Da Venerdì ti ho seguito costantemente col pensiero: nella mia mente e nel mio cuore non c’è stato posto che per te e se dolore ho provato oltre a quello della tua partenza, è stato quello di non averti potuto dire nella commozione dell’ultimo momento, fino a che punto io ero straziata dal doverti lasciare, fino a che punto ero tua. […]”
Vincenzo Farina parte volontario per il fronte nel 1916: pochi giorni dopo, comincia un fitto epistolario con la fidanzata Jone Leporini. Sono 468 pagine decifrate e trascritte con pazienza, che raccontano due punti di vista diversi e complementari sull’evento Grande Guerra. Vincenzo è un patriota preso dalle vicende belliche, intenzionato ad avere un ruolo negli eventi e anche a progredire nella carriera di ufficiale. Jone è una ragazza pratica e pragmatica, che pensa al presente e a pianificare la vita nella tranquilla città di provincia in cui vive, invitando il fidanzato a non fare l’eroe in battaglia e a pensare a preservare la propria salute