“Gorizia 30 aprile 1921
Carissimi,
ho ricevuto la vostra lettera e mi sono consolata leggendo le buone notizie; sono stata davvero senza testa non mandandovi il nostro indirizzo.
2 maggio 1921
Tutti due stiamo benissimo e siamo contentissimi; io mi faccio onore con i miei pranzi, specialmente con le minestre che Guglielmo dice che sono tanto sostanziose! Per fortuna che la pasta sciutta è il nostro forte, altrimenti in pochi giorni si farebbe concorrenza alle mazzette di tamburo.
Io credo che non mi riconoscereste più vedendomi lavorare tutto il giorno; faccio tanto volentieri però come non l’ho mai creduto. Guglielmo mi aiuta molto ed anche l’attendente che lava i piatti, scopa ecc. Ora è in licenza ma ritornerà presto; in questo frattempo abbiamo trovato un altro che è pure bravo. […]”
Oltre vent’anni di corrispondenza intercorsa tra un ufficiale di sussistenza, sua moglie e i loro tre figli, e la famiglia di lei, residente nella provincia di Udine. I numerosi traslochi dall’Istria – ancora italiana – alle colonie libiche, da Firenze, a Venezia, e poi l’organizzazione della casa, l’educazione dei figli, le vicende belliche, le belle novità ma anche i lutti famigliari; nulla turba la solida intimità di un nucleo famigliare medio-borghese.