“lettera n. I – 14 dic 44
Cara Elena,
Sembra che un occasione ci si presenterà domani di far partire una lettera al tuo indirizzo; ed io la scrivo pur senza esserne ancora sicuro ma colla speranza che essa possa portarti le nostre buone notizie ed i nsotri pensieri affettuosi.
Un amico che stava per partire quando noi arrivammo mi ha promesso di telefonarti; se ha mantenuta la promessa tu avrai a quest’ora saputo che noi abbiamo fatto un ottimo viaggio e che siamo giunti felicemente a destinazione. Quasi tre giorni abbiamo dovuto aspettare che il tempo fosse favorevole, trattati come principi in un castello incantato, ma impazienti di prendere il volo. Ed il volo abbiamo finalmente preso domenica mattina con un tempo splendido. […]”
Il professor Gustavo, precendemente rifugiato in Svizzera con la famiglia, insieme ad altri 9 intellettuali del Nord, tra cui il futuro presidente Einaudi, nel 1944 viene richiesto dal governo Bonomi a Roma per collaborare alla ricostruzione politica, sociale e culturale dell’Italia. Sarà nominato presidente del ricostituito Cnr. Nella capitale lo segue la moglie, mentre restano in Svizzera i cinque figli della coppia, la maggiore dei quali, Elena, è la corrispondente epistolare dei genitori. Uno spaccato sui momenti cruciali della ricostruzione del nostro Paese, sospeso tra la precarietà di una liberazione non ancora completata, ma già animato dal fervore lavorativo di personalità illustri, quali i due autori dell’epistolario.